Evangelizzare è seguire Gesù
In un passo del Vangelo Gesù ci invita ad essere sale e luce del mondo, essere quel pizzico di sale
che da solo è immangiabile ma unito con altre pietanze diventa prezioso perché insaporisce tutto.
Essere luce, ancora più pregnante perché è la vita stessa; in un mondo senza luce, non ci sarebbe
vita, tutto morirebbe. Ecco perché Gesù ci chiede di essere sale e luce del mondo, per dare sapore
e colore a ciò che ci sta intorno; “non serviamo a nulla se non serviamo gli altri”.
Spesso ci rifugiamo dietro le lusinghe dell’apparire, cercando di rendere splendente la nostra
esteriorità, non curando affatto lo sporco che si accumula nel cuore. Facciamo tanto e tante cose
ma non ci fermiamo mai a rispondere alla scomoda domanda: “Perché”? Perché facciamo? Per
essere corrisposti, amati, graditi, lusingati? E soprattutto da chi? Se tutto il nostro fare accende il
nostro io e promuove il nostro ego, rimane nascosto a Dio; viceversa quel che di buono facciamo
nascosto al mondo è visto da Dio. Da qui nasce l’evangelizzazione, quella che ci spinge a fare
secondo la Sua volontà, seguendo il Suo esempio, diventando noi stessi esempio del suo amore,
della sua parola, della sua pace. Ecco cosa vuol dire seguire Gesù, lasciare che operi in noi,
abbandonarci al suo amore, lasciare che parli al nostro cuore e attraverso noi al cuore dei fratelli.
Credo che questo sia il compito di ogni battezzato, di ogni cristiano che crede davvero che il Suo
amore possa salvare il mondo.
Quante volte chiediamo ad un amico “come va”? La maggior parte delle volte la risposta è banale,
superficiale e non vera… “bene”; e quante volte rivolgiamo la medesima domanda a noi stessi, e ci
illudiamo che dandoci quella risposta che vogliamo sentire vada davvero tutto “bene”. In realtà
quando le cose vanno bene, le ignoriamo ma quando vanno male ci crolla il mondo addosso. In
questo preciso momento dobbiamo fermarci ed ascoltare il nostro cuore, perché li c’è lo spirito di
Dio che ci parla. Non dobbiamo aver timore di entrare in sintonia con il fratello o sorella che in
quel momento hanno bisogno di sentire l’amore di Dio, e senza esitare dirgli:
“Fratello mio, sorella mia, c’è una ragione dietro alle cose, c’è una semplice scelta, potresti salvarti
ora se solo tu lo volessi, prendi la mia mano e preghiamo insieme, abbandona i tuoi peccati e
accetta Gesù Cristo nella tua vita, affinché possa abbondare in te il suo amore”.
Ecco cosa vuole Dio da noi, anche se siamo stanchi, presi dalla nostra quotidianità, Lui ci dice
“resisti, non mollare, c’è qualcuno che ha bisogno di Me, del Mio amore, e tu devi essere il Mio
strumento”. Certo è molto impegnativo perché dovremo imparare ad amare, ma soprattutto a
lasciarci amare, ed in questa condivisione trovare il “Dio che ama” e ci insegna come amare, ogni
fratello o sorella, i nostri genitori, i nostri figli, la nostra moglie o marito; in questo contesto anche
il podcast, diventa un’esperienza meravigliosa che consente di mettere in circolo l’amore di Dio e
condividerlo con tutti voi; voi che state leggendo, chi sta suonando la musica che ascolto mentre
sto scrivendo, voi che mi state ascoltando, posso amare tutti incondizionatamente. Gesù ci ha
detto “vi autorizzo ad amare”, siamo stati incaricati di portare il Suo amore in ogni parte del
mondo. Proprio per questo siamo chiamati a parlare di Lui, bussando ad ogni porta, sui luoghi di
lavoro, nella convivialità di una cena, nel bus, nel treno, facendo volontariato, parlando nelle
parrocchie, nei tanti istituti religiosi, organizzando incontri ed iniziative che parlano di Lui, della
sua parola, del suo amore. Potrà non piacerci, potrà stancarci, potremmo essere rifiutati, ma e
questo che dobbiamo fare; aprire il nostro cuore all’amore di Dio per donarlo ai fratelli che ancora
non lo hanno incontrato.
“La preghiera carica il cuore di Lui, del Suo amore, del Suo Spirito Santo, ma non può restare fine a
se stessa perchè la volontà del Signore cammina sulle nostre gambe, si serve delle nostre braccia, e
parla con la nostra bocca”.
Quell’immagine di Gesù che prende la mano della fanciulla che si pensava fosse morta, e le dice di
svegliarsi, di alzarsi, di vivere, chiude in sé tutto il Suo amore, la sua umanità, la sua tenerezza, la
sua pace; ecco cosa siamo chiamati a fare, prendere per mano i fratelli e le sorelle e fargli
conoscere la vita vere, quella che nasce dall’incontro con Gesù, la dolcezza di un gesto che
racchiude l’amore di un fratello che sulla guida del Padre ci prende per mano e ci porta a vivere
una nuova esistenza, rinnovata nello spirito, fatta di pace e amore e serenità, ma nel contempo
inquieta nella ricerca costante della Sua parola, della strada che porta a Lui, dell’essere strumento
della sua grazia.
Una frase meravigliosa di Sant’Agostino dice: “inquieto è il nostro cuore finché non riposa in Te”
La parola del Signore deve diventare spezia delle umane passioni, condimento dei nostri istinti,
sapore forte e delicato di una vita che merita di essere vissuta, fatta di amore, pace e fraternita,
per poter così in fine gustare in pieno la dolcezza della vita eterna.
Il vescovo Ambrogio (Sant’Ambrogio) diceva all’allora giovane Agostino (Sant’Agostino):
“La parola del Padre è cibo per lattanti; non disdegnare di essere bambino”
Lasciamoci prendere per mano da Gesù e abbandoniamoci completamente a Lui, affinché lo
spirito santo possa operare in noi e dare spinta santifica alle nostre passioni e ai nostri istinti per
risvegliarci a nuova vita. Ecco che essere i nuovi apostoli diventa la missione di ogni cristiano; e
come allora Lui oggi ci dice: “Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino.”
Questa è la vera essenza della cristianità, evangelizzare senza timore di pronunciare il Suo nome,
incrociando gli sguardi dei fratelli e sorelle che increduli ascoltano; parlare di Gesù in ogni dove,
perché Lui è il fratello che mi conduce al Padre, è lo spirito che ci guida nell’ accettare i difetti dei
fratelli, perché lui ama i nostri; perdonare gli errori e le mancanze, perché Lui perdona le nostre;
tendere per mano e cercare di condurli al Padre, perché questo Gesù fa instancabilmente con noi.
Ogni giorno un insegnamento, ogni passo una sorpresa… ecco come il vangelo ci rende uomini
migliori, parlando al cuore di chi si sa aprire, ascoltare e osservare. Lui mette a nudo le nostre
fragilità le debolezze insite nel nostro essere umani, e da quelle parte per insegnarci l’amore per
gli altri e per noi stessi. Quando si legge nel cuore dei fratelli ci si avvicina a Dio… lo si cerca
davvero… questo è l’insegnamento che Gesù ci ha donato. Da qui la domanda che ogni cattolico
dovrebbe porsi per vivere in pieno la sua cristianità: Ma noi in tutta la nostra fragilità umana,
questo Dio lo cerchiamo davvero? desideriamo davvero vedere Lui o siamo curiosi di vedere se è
come lo vogliamo vedere noi? ed in fine, questo amore che tanto sbandieriamo, è il Suo e cioè
quello che ci spinge ad imitarlo donandoci ai fratelli come lui si è donato a noi, o è il nostro amor
proprio, quello che ci impone di seguire e ad accondiscendere a tutte le miserie umane del nostro
io?” Avere dentro l’ingenuità di un bambino, chiude tante porte su questo mondo, ma apre la più
importante, la più bella, la più desiderata, quella del regno di Dio.
