
Tutti abbiamo la stessa possibilità di crescere, di andare avanti, di amare il Signore, di fare cose buone.
Tutti siamo diversi , non c’è uno che sia uguale all’altro. Ci sono alcune diversità più grandi o più piccole, ma tutti siamo diversi.
Ognuno di noi ha un modo di conoscere le cose che è diverso , uno conosce in una maniera, uno conosce in un’altra, ma tutti possono conoscere Dio.
Quello che deve fare il prete è aiutare tutti a capire, a capire la fede, a capire l’amore, a capire come essere amici, a capire le differenze, a capire come le cose sono complementari, uno può dare una cosa e l’altro può darne un’altra. Questo è aiutare a capire.
Accogliere e ascoltare.
Accogliere, cioè ricevere tutti, tutti.
E ascoltare tutti.
In realtà, tutti prima o poi siamo chiamati a confrontarci, talvolta a scontrarci, con le nostre fragilità .
La felicità che ognuno desidera, d’altronde, può esprimersi in tanti modi e può essere raggiunta solo se siamo capaci di amare. Questa è la strada. E’ sempre una questione di amore, non c’è un’altra strada.
Gesù è il medico che guarisce con la medicina dell’amore, perché prende su di sé la nostra sofferenza.
Infatti, c’è un altro amore oltre a quello tra le persone che è in grado di entrare nelle nostre vite, ed è l’amore per Dio.
L’ umiltà semplice e vera, non l’umiltà finta. Ci vuole la consapevolezza che Lui è più grande di tutti noi, e noi siamo servi, e non possiamo oltrepassare Gesù, non possiamo usare Gesù. Lui è il Signore, non noi. Questo è il testamento del Signore.
In un momento di silenzio, di lasciarsi guardare dal Signore e lasciare che lo sguardo di Gesù entri in me. Sentiremo tante cose,sentiremo amore, sentiremo forse nulla… saremo bloccati lì, sentiremo vergogna.
Ma lasciare sempre che lo sguardo di Gesù venga.
Stare insieme invitando Gesù, guardando a Lui e a Lui affidando ogni cosa, fa nascere la gioia, quella vera e contagiosa!
